Attività 2008
Arte, Attività e Beni Culturali
progetto proprio
Omaggio a Giovanni Fattori in un evento eccezionale
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La
mostra
dedicata
al grande
artista livornese
nel centenario della morte
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Giovanni Fattori tra epopea e vero è un progetto della
Fondazione, realizzato in coproduzione con il Comune di Livorno
ai “Granai” del Museo Civico Giovanni Fattori di villa Mimbelli
dove è stata allestita un’ importante mostra, inaugurata il
20 aprile 2008, dedicata al grande artista livornese nel centenario
della morte.
Andrea Baboni, curatore dell’evento, ha portato
a Livorno ben 290 opere di Fattori, di cui otto, tra le più
importanti,
provenienti da Palazzo Pitti ed altre, custodite in
salotti privati o caveau, che non venivano concesse per
esposizioni pubbliche da decenni.
Una mostra di eccezionale
valore, dunque, che ha celebrato l’intenso percorso artistico
del pittore e ha attraversato quasi un secolo di storia
(Fattori nasce a Livorno nel 1825 e muore a Firenze nel 1908)
passando per il privato, la politica, il Risorgimento.
Il lungo viaggio, scandito da 20 tappe, ha messo in evidenza i vari periodi che hanno segnato l’evoluzione
del suo stile. Insieme ai primi ritratti, schizzi e disegni fatti a parenti e amici con un segno già pulito e maturo,
settimia
spiccava “La prima moglie”, uno dei quadri più famosi, che ritrae la bellezza mediterranea della giovane
Settimia (morta giovanissima lasciandolo vedovo a soli 31 anni) ma anche il famoso e quasi astratto “Signora
all’aperto”, considerato uno dei pezzi forti della mostra. Dal privato al pubblico, passando per il Risorgimento
le guerre d’Indipendenza, la passione politica. Le grandi tele di battaglie dipinte tra il 1860 e il 1870, la
“Carica di cavalleria a Montebello”, “L’assalto alla Madonna della Scoperta”, lo studio della luce, i soggetti
militari, i soldati, quei “buoni ragazzi pronti a tutto sacrificare per il bene della patria e della famiglia”, come
appuntava l’ artista nei suoi scritti autobiografici. Poi gli ideali lasceranno il posto alla disillusione. Alle battaglie
si sostituirà la poesia dei campi con le contadine di Banditella, le erbaiole, ma anche la poesia dei muri bianchi
del primo periodo romano (1871- 1880), i “riflessi d’acqua”, con le barche e le darsene, l’Arno, ma soprattutto
il “suo” mare di Antignano e Livorno (1870-1885). Fattori invecchia, guarda il creato e i luoghi dell’anima, ma ritrae
anche la vita sociale la fatica quotidiana (1870-1900), studia gli animali e in particolare i buoi, i cavalli. Cerca
la pace nella vita domestica “A nulla credo: non ho altro di sacro che mia moglie e mia figliastra”. La tecnica
si è evoluta sempre più verso l’Espressionismo. Con il secondo matrimonio arrivano le figure e i ritratti
della maturità (1875-1900) ed altri capolavori: “Gotine rosse”, “Ritratto della figliastra” e infine il “Ritratto
della terza moglie”. “Le disillusioni e l’isolamento (1880-1900)” è il titolo dell’ultimo capitolo della mostra
e della vita dell’artista. “Entrai del mondo amando e credendo: finirò scoraggiato maledicendo…” ormai
è un uomo malinconico e rassegnato, solo, come quello del dipinto “Sulla spiaggia” che guarda il mare, come
“L’uomo nel bosco”. Disillusione, e poesia con un raggio di speranza: l’arte che cura le ferite e rende immortali.
Per celebrare il grande artista che ha precorso i tempi a livello internazionale. nella mostra sono stati esposti,
oltre ai dipinti e agli schizzi, anche i taccuini, le medaglie vinte, i disegni. E protagonista, insieme a Fattori,
è diventata la memoria Toscana dell’Ottocento simboleggiata da un carro originale, simile a quello dipinto da
Fattori in un suo quadro famoso, trainato da buoi maremmani. Il carro, introdotto da cinque autentici butteri
vestiti secondo l’usanza dell’epoca con cavalli, anche questi di razza maremmana, è rimasto a ricevere i visitatori
per tutta la durata della mostra.